apparecchio di contenzione

Apparecchio di contenzione (Retainer) per evitare che i denti tornino storti dopo l’apparecchio

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L’apparecchio di contenzione (retainer) è un dispositivo mobile trasparente, ovvero una mascherina da denti che si porta dopo l’apparecchio, che dovrà essere portato durante la notte per tutte le notti. La contenzione deve essere indossata per un certo periodo di tempo, per far sì che i denti si stabilizzino nella loro nuova posizione e che sia quindi più improbabile che tendano a riprendere la posizione originaria.

Cosa si intende per contenzione?

La contenzione è un processo di immobilizzazione che viene applicata ad una parte del corpo per mantenerlo nella sua sede anatomica.

In ortodonzia, si parla di contenzione per indicare la fase di stabilizzazione di una terapia ortodontica.

Si tratta di una terapia necessaria perché i nostri tessuti orali hanno una “memoria” che tende a riportarli nella posizione originaria. Quindi, per evitare recidive bisogna si ricorrere anche alla rieducazione muscolare con esercizi di riabilitazione specifici per armonizzare le forze con cui la lingua, le labbra e le guance agiscono sui denti.

Inoltre, verrà applicato un particolare apparecchio ortodontico detto apparecchio di contenzione (o contenitivo).

Si potrebbe anche optare per il bloccare alcuni denti tra loro con un filo metallico, quindi con una contenzione ortodontica fissa, solitamente il gruppo incisivo inferiore, incollato ai canini lungo il versante interno dei denti. Così si impedirà alla memoria originaria di esprimersi. Inoltre, la stessa operazione dell’apparecchio di contenzione fisso, a volte, potrà essere eseguita anche sui denti superiori.

Tuttavia, negli anni potrebbe succedere che il materiale applicato si spezzi e che si distacchino alcune parti da quello che tecnicamente si chiama splintaggio. Sarà sufficiente, però, fare una riparazione o costruire una nuova contenzione.

Esistono due tipi di apparecchi di contenzione:

  1. In gomma: essi assomigliano ad un paradenti e dovrebbe essere indossato ogni notte per almeno un anno. Ci sono anche gli invasiling per la contenzione, proprio in gomma, o un bite dopo l’apparecchio ortodontico.
  2. A placca: questo, invece, dovrebbe essere indossato sia durante la notte che durante il giorno per 12 settimane e successivamente solo durante la notte per almeno 9 mesi.

E’ bene ricordare che, durante la rimozione, bisogna utilizzare entrambe le mani, pulirlo attentamente e mantenerlo nell’apposita custodia quando non è indossato.

Come pulire l’apparecchio di contenzione? Per quanto riguardo la pulizia, va sciacquato sotto un getto di acqua corrente ed utilizzare con molta delicatezza lo spazzolino.

Retainer denti

Al termine del trattamento ortodontico viene consegnata una placca di contenzione mobile.

Per quanto tempo, dunque, va portato l’apparecchio di contenzione?

Va indossato nei primi 6 mesi dopo il trattamento per almeno 14 ore al giorno. Successivamente, dopo i primi 6 mesi si potrà ridurre l’utilizzo solo durante le ore notturne  fino a che siano passati almeno 2 anni dalla rimozione dell’apparecchio ortodontico.

Dunque, l’apparecchio di contenzione a cosa serve? E’ necessario per il mantenimento della posizione dei denti ed un suo uso scorretto  causa dei nuovi spostamenti dentali oltre che delle recidive che portano allo stato della precedente malocclusione.

Il retainer può essere:

  •         Fisso: questo tipo viene incollato dietro agli incisivi ( dal lato linguale, cioè interno perché non si vedano ) e dovrà  dovrà essere tenuto per almeno 5-7 anni e potrebbe essere mantenuto se il paziente desidera certezza del mantenimento dell’allineamento dentale.  Sono costituiti da un archetto di acciaio fissato tramite composito sui denti, sono meno voluminosi ma rimangono sempre in bocca, impediscono l’uso del filo interdentale, e se si scollano senza che il paziente se ne accorga possono creare problemi; inoltre nell’arcata superiore interferiscono con la “respirazione cranica”.
  •        Rimovibile tradizionale (apparecchio di contenzione mobile): in materiale acrilico colorato, resina rigida, e trafilato metallico e sono disponibili in diversi colori. Hanno ganci ed archi in acciaio, somigliando ai classici apparecchi mobili in resina. Quelli trasparenti di tipo “overlay” sono piccoli e facili da indossare ed, inoltre, fungono anche da protezione delle superfici dentarie in caso di digrignamento o serramento.

Contenzione denti

Il periodo di contenzione, come abbiamo già detto, rappresenta un periodo dedicato al consolidamento dei risultati raggiunti con la precedente terapia ortodontica e, quindi, alla loro stabilizzazione.

Dopo un  movimento ortodontico, infatti, i denti tenderanno a tornare verso la loro posizione originale e, per questo motivo, verrà consegnato al paziente un apparecchio di contenzione da portare durante tutta la notte, proprio per evitare che avvengano spostamenti dopo la rimozione dell’apparecchio.

Ovviamente, ogni tipo di malocclusione ha una sua caratteristica tendenza alla recidiva e l’ortodontista riesce ad intercettarla e a prendere le decisioni del caso. A volte infatti la contenzione viene modificata per meglio adattarsi alle esigenze del singolo caso.

Tuttavia, ci sono alcuni problemi che potrebbero presentarsi, come:

  •        le contenzioni non entrano più perché non sono state messe per un periodo di tempo sufficientemente lungo per aver determinato uno spostamento dei denti.
  • Le contenzioni non si trovano più, ovviamente quando non vengono riposte nel loro apposito contenitore.
  • le contenzioni si sono rovinate perchè sono state pulite in modo scorretto o l’apparecchio di contenzione si è rotto. Infatti, andrebbero, come abbiamo detto,  spazzolatele con acqua corrente tutte le mattine e lasciarle asciugare con la scatola aperta (altrimenti prendono cattivo odore) e una volta a settimana vanno lasciate a mollo in un bicchiere d’acqua con una pasticca effervescente per la pulizia degli apparecchi mobili, sono facilmente reperibili in farmacia (come quelle di Efferdent).

Dunque, bisogna fare particolare accortezza a:

  •        portare le contenzioni tutte le notti
  •        farle aderire al palato ed ai denti
  •        se dovessero allentarsi occorre fissare un appuntamento di controllo
  •        riporle nell’apposita custodia
  •        se ci dovessero essere cani in casa, è necessario tenete il retainer in un luogo fuori dalla loro  portata perché sono attirati dal suo odore e lo potrebbero masticare.
  •        non esporre il retainer né la custodia alla luce solare diretta
  •        non utilizzare acqua bollente per pulirlo.

Denti storti dopo l’apparecchio

Quando eseguiamo un trattamento ortodontico l’obiettivo è quello di creare un’occlusione dentaria che risponda ai canoni estetici e funzionali e, soprattutto,  che sia capace di mantenere nel tempo i risultati raggiunti.

Quindi, viene stabilita, dopo terapia ortodontica, la terapia con l’apparecchio di contenzione fisso o rimovibile proprio per tenere i denti fermi nella posizione raggiunta.

Può accadere, dunque, dopo la terapia ortodontica, che i denti “tornino storti” dopo l’ortodonzia perché è in corso un fenomeno di “recidiva ortodontica”.

Ovviamente, dovrebbe essere anticipato come “possibile rischio”, ma prevenibile.

Chiaramente, se i denti sono storti, c’è stata una causa che ha provocato il loro mal posizionamento; infatti, forzare i denti nella posizione giusta senza eliminarne la causa, può stimolare i denti a tornare spontaneamente alla posizione iniziale, proprio perché la causa della malposizione esiste ancora.

Le cause della recidiva, dunque, potrebbero essere:

  • rotazione dei denti anteriori: se un incisivo o un canino è girato sul suo asse, e con l’apparecchio viene forzato a tornare nella angolazione giusta, le fibre elastiche dei legamenti che lo circondano ( che sono chiamate fibre orizzontali), invece di spostarsi vengono stirate dall’apparecchio, e una volta rimosso l’apparecchio, tendono a tornare alla lunghezza iniziale, portando con sè il dente.  
  • grandi spostamenti dentali: se la nuova posizione assunta dal dente non è stabile o è in una posizione tale che possa spostarsi di nuovo per mezzo delle forze occlusali durante la chiusura della bocca le quali spingono il dente verso la posizione iniziale.

Però, esistono dei modi per evitare (o ridurre al minimo) l’incidenza della recidiva con:

  •        il fare in modo tale che la nuova posizione dei denti tenda a rimanere stabile da sola;
  •         utilizzando un apparecchio di contenzione.

Splintaggio denti inferiori

In lingua inglese, il verbo ‘’To splint’’ significa “steccare”, ovvero immobilizzare in modo rigido un arto fratturato, per facilitarne la guarigione.

Poi, il termine è entrato nell’uso corrente odontoiatrico italianizzato a “splintaggio”. Il significato è quello di “splintare” i denti, ovvero solidarizzare dei denti fra loro per impedirne il movimento reciproco.

Lo splintaggio viene effettuato con:

  •        fili più o meno rigidi incollati ai denti,
  •        barrette prefabbricate,
  •        strisce composite.

Si utilizza un filo intrecciato in acciaio che unisce la stabilità ad una certa elasticità e che consente micromovimenti dentali di assestamento. Il filo viene adattato passivamente alla forma di arcata ed incollato ai denti con resine composite molto stabili.

Per quanto riguarda l’igiene orale non è impedita ma sotto al filo dello splintaggio si deve passare il superfloss.

Lo splitaggio viene utlizzato in:

  •        parodontologia: per immobilizzare denti resi molto mobili dalla malattia parodontale e per questo sottoposti ad un trauma occlusale definito secondario (conseguente mobilità dentinale).
  •        In ortodonzia:  per prevenire la “recidiva”, cioè la tendenza che i denti hanno a ritornare nella posizione di partenza una volta rimosso l’apparecchio. I denti incisivi inferiori sono il gruppo dentale più coinvolto ma più raramente anche ai denti incisivi superiori perché qui è più fastidioso per la fonetica. Lo splintaggio ortodontico rappresenta dunque una contenzione fondamentale per la conservazione dei risultati raggiunti.

Generalmente, il mantenimento dello splintaggio è consigliato per 1-2 anni dalla fine del trattamento ortodontico. I tempi di utilizzo vengono dettati in funzione sia dell’entità dei movimenti dentari effettuati per mezzo della terapia, sia dell’età del paziente. Nei pazienti adolescenti, ad esempio, la stabilità ossea dopo  cura ortodontica si raggiunge più rapidamente rispetto ai pazienti adulti, per i quali il turnover osseo è naturalmente più lento.

Tuttavia, ci sono casi in cui lo splitaggio è a vita, ovvero in caso di pazienti affetti da problemi di instabilità occlusale o di pazienti affetti da parodontopatia (piorrea), per i quali la componente di mobilità dentale è maggiore e la tendenza a recidivare è molto alta. La conseguenza principale della parodontite in stato avanzato è appunto la mobilità dentale e per prevenirla, lo splintaggio può essere eseguito in due modi:

  1. nel modo classico
  2. intracoronalmente: un perno in fibra viene fissato stabilmente al dente con materiale in composito.

Ovviamente, lo splintaggio dentale non causa alcun dolore o fastidio al paziente. Il processo di applicazione dello splintaggio  è rapido e il paziente può riprendere a masticare e consumare i pasti nell’immediato. Nonostante ciò, il paziente dovrà fare un po’ più di attenzione alla propria igiene orale quotidiana in quanto c’è rischio di accumulo di placca intorno ai fili che tengono immobili i denti. Sarebbe anche consigliato di sottoporsi alla pulizia dentale professionale regolarmente in modo da evitare un accumulo di batteri sui denti a cui vengono fissati i fili.

Splintaggio denti superiori

Per quanto riguarda l’apparecchio di contenzione all’arcata superiore, lo splintaggio ai denti incisivi superiori viene effettuato più di rado, rispetto agli incisivi inferiori, perché qui è più fastidioso per la fonetica.

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