Quali sono le differenze tra parodontite cronica e acuta? Come curarle?

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Con il termine ‘’parodontite’’,  siamo soliti intendere un’infiammazione del tessuto, l’osso alveolare, che ricopre la radice del dente, oltre che della gengiva stessa e del legamento parodontale, cioè quel tessuto che ricopre l’osso alveolare e la radice dentale. Questo comporta una progressiva perdita dei tessuti di sostegno e una conseguente perdita dei denti. L’infiammazione deriva da un avanzamento dei batteri sui tessuti del dente, il quale porta a una riduzione degli elementi che sorreggono il dente stesso.

Come si manifesta la parodontite cronica?

Si ritiene che la parodontite cronica si instauri prima sotto forma di gengivite indotta da placca; ovvero, una condizione reversibile che, se non curata, può evolvere verso la parodontite cronica. Tra le lesioni da parodontite cronica c’è la perdita ossea e d’attacco, considerate irreversibili, questo nei casi di parodontite cronica aggressiva.

Gli aspetti clinici sono:

  • Alterazioni volumetriche del colore, consistenza e volume della gengiva marginale: gonfiore, gengive rosse e viola.
  • Sanguinamento al sondaggio
  • Aumento della mobilità
  • Recessione gengivale
  • Sviluppo di nuovo spazio fra i denti
  • Pus tra denti e gengive
  • Alitosi persistente o la sensazione di avere un cattivo sapore in bocca

La parodontite cronica è presente nell’adulto, ma si può manifestare anche nel bambino. L’entità della distruzione di tessuto parodontale è, comunque, legato all’igiene orale personale ed agli accumuli di placca.

I fattori di rischio per la parodontite cronica, dunque, sono:

  • Placca batterica: la microflora specifica rappresenta il principale fattore responsabile della malattia. La placca microbica (biofilm) costituisce, allora, un fattore fondamentale nell’infiammazione dei tessuti parodontali, però, poi, l’evoluzione della gengivite in parodontite è controllata, in larga parte, da fattori di rischio correlati all’ospite. Infatti, la presenza prolungata nel tempo di residui di cibo sul margine gengivale, provoca la formazione della placca batterica che, se non viene rimossa, entro 24-48 ore calcifica, e, così, si trasforma in tartaro. Dunque, la gengiva prima si infiamma e poi tende ad allontanarsi dallo stimolo nocivo, cioè a ritrarsi dando luogo a quelle antiestetiche esibizioni della radice dentale, più scura dello smalto e perciò particolarmente evidente.
  • Età: perché, nel corso della vita, ci possono essere effetti cumulativi della patologia, cioè dei depositi di placca e di tartaro, anche se si annoverano diversi casi di parodontite cronica giovanile.
  • Fumo di tabacco: il fumo aumenta il rischio che si sviluppi la malattia ed anche che la risposta alla terapia parodontale risulti alterata nei soggetti fumatori. In più, l’arrossamento gengivale ed il sanguinamento durante il sondaggio sono mascherati dall’attenuazione dell’infiammazione indotta dal fumo ( a differenza di quanto accade in chi non fa uso di sigarette).
  • Malattie sistemiche: ad esempio, il sanguinamento gengivale rappresenta la caratteristica più marcata, a livello orale, di una carenza di vitamina C. Oppure, malattie sistemiche come il diabete, che è una delle malattie sistemiche di maggiore interesse in grado di interagire con la parodontite. Si aggiungono le leucemie, diabete mellito, farmaci (come la fenitoina, la ciclosporina e la nifedipina) che possono predisporre ad un eccessivo accrescimento del volume gengivale nei pazienti affetti da gengivite, oppure caratteristica geneticamente determinate perché modificano le strutture parodontali oppure alterano le risposte immunitarie o quelle infiammatorie.- Stress: è stato dimostrato come avvenimenti esistenziali stressanti e/o emozioni negative influiscono sulla comparsa della patologia.- Fattori genetici: perché il rischio di parodontite cronica presenta una forte componente ereditaria. E, pertanto, esistono individui più predisposti al suo instaurarsi, i quali dovranno impegnarsi più degli altri per ripristinare e mantenere uno stato di salute parodontale accettabile.- Altri cofattori: altri cofattori che possono essere responsabili di sofferenza parodontale possono essere traumi ripetuti a carico di uno o più elementi dentari per occlusione errata, presenza di restauri o corone protesiche usurati, fratturati o malposizionati, manovre di igiene eccessivamente traumatiche (lesioni da spazzolamento).

    Come curare la parodontite cronica

    La parodontite cronica è scatenata e sostenuta da microrganismi che vivono in comunità presenti nella placca sopra e sottogengivale sotto forma di biofilm calcificato e non calcificato. Ma come si cura la parodontite cronica? La cura principale per la parodontite cronica è la prevenzione dell’insorgenza (prevenzione primaria) che è, chiaramente, correlata alla prevenzione della formazione e/o eradicazione del biofilm microbico e segue la prevenzione della gengivite che costituisce una misura preventiva primaria per la parodontite cronica.

    La terapia parodontale iniziale, o trattamento di base, implica la rimozione della placca sia sopragengivale che sottogengivale (detartrasi – scaling) con strumenti meccanici o ad ultrasuoni, al sollevamento del primo tratto della gengiva per effettuare una pulizia più profonda e radicale. Laddove la perdita di sostegno osseo è stata più marcata, inoltre, esiste la possibilità di promuovere una rigenerazione ossea che potrà ripristinare, talvolta parzialmente, una struttura di supporto sufficiente.

    In aggiunta a ciò, per controllare la salute del tessuto gengivale, il dentista utilizza una sonda di metallo per misurare la profondità del solco gengivale. La sonda viene inserita accanto ai denti sotto il margine gengivale, di solito in diversi siti in tutta la bocca. Una profondità di 2 o 3 millimetri (mm) indica gengive sane. Una profondità di oltre 3 mm dice che si è formata una sacca tra le gengive e denti, segnale di malattie gengivali più grave.

    Alcuni dentisti, infine, consigliano collutori antibiotici. Altri ancora, poi, possono consigliare di inserire gel contenenti antibiotici nello spazio tra i denti e le gengive o nelle tasche dopo la pulizia profonda. Anche se sono necessarie ulteriori ricerche, questi prodotti sembrano abbassare i livelli di batteri e possono aiutare a prevenire problemi futuri.

    Inoltre, tra i rimedi naturali troviamo:

  • Coenzima Q10: applicata alle tasche di tessuto gengivale malato sembra ridurre in maniera significativa l’infezione, ma nessuno studio ha misurato l’efficacia ell’assunzione orale di CoQ10.
  • Estratto di semi di pompelmo: ha dimostrato avere attività antibiotiche.
  • Mirtillo: sembra che i mirtilli possano anche impedire ai batteri di attaccarsi a denti e gengive.

    Parodontite apicale cronica

    La parodontite apicale cronica è l’infiammazione dell’apparato di sostegno dei denti nella zona dell’apice radicolare. Questa infiammazione cronica è determinata da:

  • polpa infetta o necrotica;
  • riempimenti canalari incompleti o eccedenti;
  • farmaci;
  • disinfettanti;
  • traumi apicali;
  • digrignamento e parafunzioni (come, ad esempio,il bruxismo).La parodontite cronica apicale è l’espressione di un processo infiammatorio determinato da un accumulo di batteri nel canale radicolare. Succede che l’osso, precedentemente sano, viene sostituito da tessuti molli infiammatori intorno all’apice radicolare ed il tessuto molle in prossimità della punta di radice viene denominato come granuloma, o volgarmente raccolta di pus, come sei casi di parodontite cronica produttiva. Il dente sviluppa sensibilità alla masticazione ed agli stimoli esterni, inoltre una parodontite apicale cronica può diventare acuta se sono presenti batteri attivi.Le forme croniche sono quasi o del tutto esenti da sintomatologia, che potrà essere limitata ad una lieve sensibilità alla percussione o masticazione. Solo nel caso di riacutizzazione del processo, sempre possibile anche a distanza di anni (per questo viene talvolta anche usato il termine di “ascesso fenice”), o come conseguenza non rara delle prime fasi del trattamento endodontico, si avrà sintomatologia eclatante, simile alla forma acuta. Raramente la forma cistica potrà manifestarsi per motivi legati alla sua crescita, solitamente piuttosto lenta. In questo caso si potranno avere progressivi spostamenti dei denti, scomparsa della sensibilità per compressione dei nervi, per arrivare alla deformazione delle basi ossee.Nelle forme croniche l’esame radiografico risulta invece spesso l’unico reperto utile, permettendo di individuare sia la patologia che il dente di partenza. Per i casi dubbi, risultano fondamentali le prove di vitalità sui denti, per risposta agli stimoli termici od elettrici (pulp test), alla ricerca di un dente non più vitale od in sofferenza.

    Parodontite apicale acuta

    La parodontite apicale acuta è una reazione infiammatoria dei tessuti periapicali del dente in risposta ad uno stimolo irritativo presente nel sistema canalare dell’elemento. La parodontite apicale acuta è una patologia di natura endodontica i cui sintomi principali sono il dolore alla percussione e alla masticazione e il cui trattamento d’elezione è una terapia endodontica. La manifestazione dei sintomi della parodontite acuta, tra quelli più comuni, in indagini radiologiche è una radiotrasparenza localizzata nella zona periapicale. Più comunemente questa lesione viene definita granuloma. A causare l’infiammazione dei tessuti periapicali del dente è nella maggioranza dei casi una patologia infettiva interna dell’elemento dentario (pulpite) di solito in fase avanzata, a sua volta causata quasi sempre da una carie profonda, più raramente da lesioni traumatiche o lesioni non cariose del dente. L’infezione è di tipo misto, con prevalenza di anaerobi facoltativi/obbligati. Le specie più frequentemente riscontrabili appartengono ai generi Bacteroides, Fusobacterium, Peptostreptococcus, Actinomyces, Spirochaetes, ed altri, presenti normalmente nella placca batterica.

    Talvolta una forma di parodontite apicale acuta si instaura su una forma cronica rimasta per lungo tempo asintomatica (ascesso fenice). In questi casi la fonte è ugualmente batterica, e la manifestazione acuta sarà dovuta alla rottura dell’equilibrio che aveva permesso all’infezione di non manifestarsi, rimanendo contenuta all’interno dei canali dei denti.

    Inoltre, anche se la polpa subisce un’alterazione irreversibile, con un corretto trattamento endodontico é possibile salvare il dente.

    Parodontite apicale acuta: le cause

    Le cause di queste lesioni sono molteplici e la piú comune é sicuramente la carie dentaria. Quando la carie non viene diagnosticata e curata tempestivamente, i batteri che causano la demineralizzazione e decalcificazione dei tessuti duri del dente raggiungono la polpa dentaria dando luogo a trasformazioni irreversibili e, a questo punto, l’unico modo per risolvere l’infezione e salvare il dente é quello di intervenire sull’endodonto. Altre cause che possono rendere necessario un trattamento endodontico possono essere lesioni di natura traumatica, fisica o chimica. Spesso la parodontite apicale acuta deriva da una necrosi dell’elemento o da un trattamento endodontico precedente eseguito in maniera non corretta

    Parodontite apicale acuta: la cura

    Il successo di un trattamento endodontico può essere valutato sulla base di diversi parametri come la scomparsa della sintomatologia ma soprattutto il riassorbimento della lesione ossea. A volte, nonostante la tecnica operativa sia stata eseguita correttamente, e siano stati seguiti rigorosamente i protocolli di sagomatura, detersione ed otturazione tridimensionale, la guarigione non avviene e persistono radiotrasparenze e eventuali sondaggi.

    I segni che possono far scattare i campanelli di allarme di una lesione endodontica o di parodontite apicale acuta sono segni radiologici quali distruzione ossea associata a suppurazione, gonfiore gengivale, sanguinamento, aumento della mobilità, dolore alla percussione. Questi, oltre ad essere indicativi di un’infezione endodontica, possono pure rivelare l’espressione di una malattia parodontale o di una combinazione delle due patologie che viene definita lesione endo-parodontale.
    In alcuni casi queste infezioni, come quelle legate alla parodontite apicale acuta, rimangono latenti per anni e la loro individuazione avviene solo in modo causale dopo un’ indagine radiografica eseguita per altri motivi, mentre altre volte si assiste ad una acutizzazione dell’infezione parodontale che sfocia in un vero e proprio ascesso dentario che può dare gonfiore e forte dolore spontaneo.
    In alcuni casi di parodontite apicale acuta, la terapia endodontica può non essere sufficiente ed è necessario ricorrere ad un trattamento endodontico chirurgico che è chiamato apicectomia.

    Parodontite acuta: la terapia più idonea

    I sintomi principali sono il dolore acuto alla percussione ed alla masticazione. La terapia di elezione è il trattamento endodontico, supportato quando necessario da una terapia farmacologica sintomatica volta a diminuire l’infiammazione con i Fans, e talvolta da una terapia antibiotica.
    Allora, qual è la terapia per la parodontite acuta?

    Il trattamento risolutivo è quello mirato all’eradicazione della fonte di infiammazione presente nei canali del dente responsabile, quindi la terapia canalare. Nel caso in cui l’infezione sia ancora localizzata all’apice del singolo dente, l’apertura iniziale dello spazio endodontico per fornire drenaggio attraverso i canali sarà spesso già in grado di ridurre drasticamente la sintomatologia. Ciò può essere accompagnato dai farmaci chiamati Fans. Nel caso in cui esista il sospetto o siano già comparsi sintomi di diffusione dell’infezione nei tessuti circostanti, in assenza di segni di esternalizzazione, è consigliata una terapia a base di antibiotici per la cura della parodontite acuta.

    Nel caso il trattamento canalare tradizionale (ortogrado) sia impedito dalla presenza di strumenti rotti o perni di difficile estrazione nei canali (quindi in un dente già precedentemente trattato senza successo), si avrà l’impossibilità di sfruttare il dente quale fonte di drenaggio. L’infezione andrà trattata esclusivamente con approccio farmacologico, aspettando che ci sia un’eventuale drenaggio attraverso i tessuti (ascesso alveolare acuto). Risolta la fase acuta, si potrà valutare la possibilità di un approccio chirurgico retrogrado (apicectomia).
    Nel caso il dente responsabile risulti troppo compromesso per sua patologia di partenza (carie avanzata) o altri motivi (presenza di ulteriori patologie associate, come una parodontite in stadio avanzato), o perché non strategico per la normale funzionalità (dente del giudizio), l’estrazione diventa la terapia di scelta, da effettuarsi comunque preferibilmente dopo aver risolto la fase acuta.

    La risoluzione della patologia, sintomi dolorosi compresi, è solitamente molto rapida, una volta che vengono messe in atto le procedure terapeutiche necessarie e consigliate dallo specialista. La prognosi dei denti trattati endodonticamente con le moderne tecniche è molto buona. Il protocollo consigliato comunque prevede un follow-up radiografico periodico a 6 mesi, un anno ed ogni due anni circa dall’esecuzione del trattamento canalare, per confermare il successo dei trattamenti che sono stati effettuati nel corso del tempo necessario.

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