Anestesia dentale: tipi ed eventuali effetti collaterali

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La principale paura associata al dentista è il dolore, condizione che ci irrigidisce al solo pensiero di dover entrare in uno studio dentistico e che si trasforma in ansia nella sala d’attesa, al suono sinistro dei rumori degli strumenti in uso dall’odontoiatra.

Ma andare dal dentista è davvero un’esperienza così dolorosa? Forse molti decenni fa, quando ancora la medicina non si avvaleva degli anestetici.anestesia denti

Fortunatamente oggigiorno, quando ci si reca dal dentista e si ha in previsione un intervento, non si ha nulla da temere: l’unico “male” che si potrà avvertire è la puntura iniziale della siringa caricata con l’anestetico, dolore davvero poco rilevante, se non addirittura assente.

L’anestesia che viene impiegata in odontoiatria generalmente è locale, ovvero interessa solamente l’area ad uso operatorio.

L’anestesia locale consiste nella somministrazione di molecole farmacologiche, che interrompono la trasmissione di impulsi dolorosi dall’area interessata al sistema nervoso centrale: in questo modo non viene percepito nessuno stimolo dolorifico.

Gli effetti perdurano relativamente poco: difatti è reversibile in breve tempo, per cui si ha un completo recupero della funzione e della sensibilità della zona anestetizzata dopo poche ore.

Il concetto di “azione locale” significa che l’inibizione sensitiva circoscrive un’area determinata. Il paziente rimane sveglio e cosciente ed è in grado di svolgere le normali funzioni motorie e cognitive.

In campo odontoiatrico l’anestetico che viene utilizzato è importante che abbia determinate caratteristiche come:

  • Affidabilità: deve essere certo l’effetto.Reversibilità: la sensibilità si deve ripristinare completamente dopo la durata di azione dell’anestetico.
  • Durata dell’effetto: deve avere una durata che copra le tempistiche dell’intervento anche se, in caso di intervento prolungato, si può iniettare altra anestesia al bisogno.
  • Non creare danni.
  • Non provocare reazioni allergiche.

Modalità di somministrazione

La forma più comunemente conosciuta e anche la più efficace ed utilizzata è la somministrazione tramite iniezione, attraverso una siringa dotata di apposito ago.

Le forme anestetiche come creme e spray risultano molto leggere e di difficile dosaggio, possono trovare un loro utilizzo per alleviare il fastidio dell’ago dell’anestesia per iniezione.

Ma come agiscono gli anestetici locali?

La trasmissione del dolore avviene tramite la conduzione di impulsi, i quali utilizzano i nervi come vie per portare l’informazione al sistema nervoso centrale nel cervello. Gli anestetici vanno ad agire interferendo con la trasmissione di questi impulsi, con la conseguente inibizione dello stimolo doloroso che dunque non si manifesta.

Le anestesie possono essere di diverso tipo: per infiltrazione, intraossea, intra pulpare, tronculare.

  • L’anestesia plessica per infiltrazione viene eseguita solitamente nell’area circostante al dente o denti interessati. Risulta tra queste più fastidiosa quella nel palato, per via della composizione del tessuto, ad azione inibitoria della ricezione dolorosa della porzione palatale dei denti superiori.
  • Intraossea, viene somministrata direttamente nella struttura ossea del dente, solitamente in presenza di inefficacia dell’anestesia per infiltrazione per procedure chirurgiche ed endodontiche (devitalizzazione).
  • Intrapulpare: somministrazione diretta nella polpa del dente per avere una desensibilizzazione durante le cure canalari.
  • Intralegamentosa: effettuata a livello dei tessuti parodontali
  • Tronculare: è un’anestesia che prevede il blocco del nervo alveolare inferiore. Questo decorre dall’angolo della mandibola lungo il ramo, veicolando la sensibilità dei denti inferiori, del labbro inferiore, del mento. Anestesia molto efficace per lavori sull’area mandibolare.

L’ago della siringa trova accesso posteriormente al secondo molare. Oltre al nervo alveolare inferiore, per diffusione, si anestetizza anche il nervo linguale, producendo quella sensazione di intorpidimento della lingua, nonché il pavimento orale.

I rami collaterali e distali (come il ramo mentale), vengono conseguentemente inibiti in seguito all’anestesia tronculare, difatti si ha la sensazione di un addormentamento generale del lato in cui viene effettuata.

Il nervo faciale, posizionato all’interno della ghiandola salivare maggiore parotide, in rari casi può essere interessato dall’anestetico proprio per la distanza anatomica.

Se invece viene interessato, si corre il rischio di una paralisi facciale transitoria e reversibile che comporta una perdita dell’uso dei muscoli unilaterale al lato dell’iniezione: si perde la capacità di chiudere la palpebra ed il labbro “cala” verso il basso, cambia l’espressività per qualche ora per poi rientrare nella normalità.

Un altro rischio, più importante, in questa procedura, è quella di provocare lesioni del nervo alveolare che può causare disturbi temporanei o permanenti.

Per quanto riguarda l’arcata superiore, non si adopera un’anestesia così “larga”, poiché i nervi alveolari sono più difficili da raggiungere con un ago: per questo motivo quando si lavora sulla porzione mascellare, l’anestesia è solitamente solo locale e l’ago viene inserito nella mucosa della zona di interesse.

Quali sono le caratteristiche di un anestetico locale?

Le molecole farmacologiche degli anestetici sono diverse e vengono classificate in base alla loro struttura chimica, come la lidoicaina, la prilocaina, mepivacaina, articaina etc.

Caratteristiche fondamentali di un anestetico sono:

  • Buona solubilità, per poter garantire una diffusione efficace nei tessuti in cui si somministra, così da raggiungere il target da inibire.
  • Potenza anestetica e concentrazione minima di anestetico richiesto per essere efficace
  • Bassa tossicità
  • Reversibilità dell’azione
  • Stabilità della molecola
  • Durata d’azione per cui si possono classificare anestetici di breve, intermedia o lunga durata.

Il pH è un parametro importante, poiché influenza l’azione degli anestetici: più precisamente un pH basico favorisce l’assorbimento della molecola assicurando una buona efficacia.

In situazioni in cui il pH viene alterato da condizioni varie (flogosi o infezione del sito), il tessuto risulterà più acido per via dei processi che si stanno svolgendo, diminuendo così l’efficacia dell’anestetico che dovrà essere somministrato con un dosaggio più alto per avere l’effetto inibitorio.

Oltre all’anestetico, presenti nella fiala vi sono altre molecole, come vasocostrittori e conservanti: questi ultimi preservano la durata della soluzione e sono i maggiori responsabili di reazioni allergiche.

Il vasocostrittore, ad esempio l’epinefrina, ha la funzione di prolungare la durata d’azione dell’anestetico e ridurre il sanguinamento e la dispersione sistemica della somministrazione.

Per il suo meccanismo d’azione, l’epinefrina potrebbe interferire con farmaci assunti per problemi cardiovascolari, anche se il bassissimo dosaggio non dovrebbe creare problemi.

Per i pazienti che proprio non tollerano l’intervento odontoiatrico in sola anestesia chirurgica locale, si può attuare la tecnica di sedazione cosciente: questa necessita della presenza di un medico anestesista ed avviene o con l’utilizzo di un gas, il protossido di azoto o tramite l’iniezione endovenosa di benzodiazepine.

Effetti collaterali

In seguito alla somministrazione di un anestetico locale possono insorgere delle reazioni anomale. È importante capire se sono riconducibili a stati di ansia e panico psicologici o a effetti collaterali dell’anestesia, soprattutto in casi di sovradosaggio. In quest’ultimo caso si presentano sintomi come confusione, offuscamento della visione, tremori, palpitazioni, problemi respiratori, nausea e nei casi più gravi convulsioni.

Un raro effetto collaterale è la metaemoglobinemia provocata da metaboliti di alcuni anestetici come l’articaina; sintomatologicamente si presenta con cianosi.

Nelle donne in stato di gravidanza o durante il periodo di allattamento, gli anestetici locali e gli eccipienti non destano alcun problema particolare e possono quindi essere somministrati con le dovute precauzioni ed evitando la somministrazione vascolare.  

Nei bambini bisogna fare attenzione al peso corporeo per evitare sovradosaggi. Nei soggetti anziani non devono essere prese diverse precauzioni dall’adulto, neanche nel dosaggio: tuttavia la presenza di patologie cardiocircolatorie, cardiache possono interferire con l’utilizzo di vasocostrittori (epinefrina).

In generale le dosi di anestetico locale dovrebbero corrispondere alla minima dose efficace, soprattutto in pazienti particolarmente sensibili come i bambini o adulti/anziani con problematiche.

Prima dell’esecuzione dell’anestesia, il dentista informa il paziente su cosa essa comporta. Inoltre un avvertimento che molte volte viene dato, è di fare attenzione a non mordere le labbra o la lingua (soprattutto nella tronculare), per evitare di causare lacerazioni data la temporanea scomparsa della sensibilità.

L’odontoiatra prima di intraprendere una procedura anestesiologica deve effettuare una preventiva valutazione del paziente riguardo la storia medica, il corrente utilizzo di farmaci, eventuali allergie e lo stato di tensione.

È importante l’accertamento delle condizioni sistemiche del paziente, perché eventuali patologie possono interferire con l’uso dell’anestesia e addirittura portare a complicazioni.

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